[I quattro sensi della vita]
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martedì, agosto 10, 2004

Appoggiate al muro, sedute sui gradini, con le gambe intrecciate, come da ragazzine, abbiamo sorriso guardando le stesse persone in un video di dieci anni prima. Eravamo delle adolescenti, jeans e maglioni, in una serata fredda e piovosa di Ottobre. Alcuni non ci sono piu', altri si sono persi strada facendo, altri ancora hanno famiglia e bimbi. Noi ci accontentiamo di farci chiamare zie anche là dove non c'e' parentela. E il tempo è volato silenzioso, lasciandoci addosso il ricordo di giochi spensierati e vacanze interminabili. Sono la più giovane eppure come te che stai impacchettando la tua roba per iniziare una convivenza da adulta, con un compagno che da anni accudisci, come Serena che ci parla di asili nido e bollette, come Benedetta che sorride pensando al matrimonio da principessa, sempre desiderato, sento il peso non degli anni ma della responsabilità. La responsabilità di essere un'adulta. E'nel tuo sorriso complice che trovo sostegno quando, circondata da volti sgomenti, sbandiero la mia indipendenza e fame di carriera.

sussurrato da iquattrosensidellavita, 12:31 | link | commenti (10)

domenica, agosto 01, 2004

"Questa volta m'imprestò dei fogli proibiti, e un libriccino che sembrava il catechismo. Il giorno dopo, discutendo con Luciano, lui mi dice:-Chi ti insegna le cose che sai? Da quando in qua leggi i giornali? - Avevo letto quella stampa nella notte, e già fruttava. Capii quel giorno che la stampa non serviva solamente a minacciare ma a convincere. Prima d'allora non me l'ero mai sognato."

Cesare Pavese "Il Compagno"

sussurrato da iquattrosensidellavita, 10:29 | link | commenti (2)

lunedì, giugno 21, 2004

L’ho incontrato in Rinascente, con una fede al dito, un bambino addormentato nel passeggino, una bambina sdentata sporca di cioccolata tra le braccia, una moglie al fianco. Un tonfo al cuore, una stretta allo stomaco. Tanta la voglia di girare le spalle, correre a nascondermi dietro le tende orientali, aspettando che si allontanassero, ignari della mia presenza, lontano la mio nascondiglio. Lui mi ha sorriso, lascindo lentamente la piccola. Ci siamo abbracciati. E riabbracciati. E ci siamo riempiti di complimenti. Ne ho fatti più io, a dire il vero, lanciando dei rapidi sguardi alla consorte, biondina ed insignificante, dall’aria affaticata, quasi scocciata e ai due pupi, inquieti e scalpitanti. E abbiamo riassunto in cinque minuti i nostri ultimi sette anni. Poi, un po’ imbarazzata, ho inventato un impegno e, voltando le spalle, me ne sono andata. Mi e’ corso dietro e difronte alle pesanti porte a vetro, accanto a Chanel mi ha chiesto di incontrarci “noi due, da soli”, precisando.

 

Ti feci tanto male. Fomentai in te l’illusione di un rapporto, allontanandoti poi all’improvviso da me in una calda sera primaverile in riva al lago, senza un motivo ai tuoi occhi, stufa dal mio canto delle tue costanti attenzioni, del tuo amore smisurato nei miei confronti, del tuo desiderio di avermi accanto nella vita, dei tuoi progetti da adulto che non tenevano in considerazione la nostra differenza d’età. Stufa della tua sciocca convinzione che prima o poi avrei ricambiato con la stessa intensità i tuoi sentimenti, senza mai capire che mi stavo aggrappando per non affondare nella disperazione. E quando mi resi conto di essere forte, quando tutto improvvisamente divenne chiaro, quando Marco si catapultò nella mia esistenza, ti gettai via, come si fa con un giocattolo che piu’ non ci piace.

 

Ti ho guardato da lontano, seduto al tavolo, con la sigaretta fra le dita, che mi aspettavi, guardando ogni tanto l’orologio. Poi te ne sei andato, lasciando i soldi sul piattino, con la tovaglia che si muoveva lentamente, come in un film. Perdonami, non ho avuto la forza di sedermi. Per l’ennesima volta non ho avuto voglia di ascoltarti. Di sentirti dire quello che qualche anno fa mi mandasti a dire da Giacomo, che ero stata un grande amore, che la sposavi perche volevi una famiglia, che sposavi lei perché non avresti mai potuto paragonarla a me e la mancanza di un confronto ti faceva soffrire di meno. Pensai che fossi davvero patetico allora. E lo credo tutt’ora.

sussurrato da iquattrosensidellavita, 20:05 | link | commenti (11)

venerdì, giugno 04, 2004

La morte di Nino Manfredi che furbi, allegri ed orgoglisi ci aveva rappresentati , sembra quasi portarsi via un pezzo della nostra storia di italiani.

sussurrato da iquattrosensidellavita, 20:59 | link | commenti (2)

giovedì, giugno 03, 2004

Scopro, e vi segnalo, con molto piacere un diario americano.

sussurrato da iquattrosensidellavita, 23:58 | link | commenti (7)




 

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